Parrocchia di Salzano

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Quinto incontro serale 5 Maggio '10

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ALLA RISCOPERTA DELLA FEDE (Quinta Serata)

Un'opportunità che ci è offerta per alimentare la nostra fede e adesione a Gesù Risorto...

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Sintesi della lectio sull'Inno alla Carità

1Cor 13, 1- 13

Elide Siviero

L'inno appena letto è comunemente chiamato inno alla carità, ma lo stile non è innico: non ha metrica, non è una poesia. É una composizione che si può dividere in tre parti, dove la prima e l'ultima sono molto simili, vengono chiamate con un termine tecnico priamel che consiste in una comparazione di un qualcosa con qualcos'altro per il quale però non c'è confronto. Viene presentato un assoluto comparandolo con altri inferiori. É superlativo, non comparativo. Questa è la prima parte e l'ultima, mentre nella parte centrale "la carità è paziente, benigna, ecc." abbiamo un elogio con intento esortativo.

La comunità di Corinto è una comunità giovane a cui Paolo vuole molto bene, ma che ha un sacco di problemi e rispecchia un po' le nostre comunità. É una comunità carismatica, dotata di molte cose belle, vengono descritti questi carismi al Cap. 12. Vi sono persone con doni straordinari, ma proprio a causa di questi carismi sorgono dei problemi perché nascono invidie, divisioni, fazioni. É una comunità di mercanti, Corinto è città di mare per cui gli abitanti sono molto attenti al soldo, al commercio, così che sopraffazione, dominio, imbroglio sono frequenti. É una comunità così attaccata ai carismi da credere che si è cristiani per quello che si sente: episodi estatici, visioni, ed ha perso la dimensione concreta dell'essere cristiano. Vedremo, infatti, come questo elogio e comparazione della carità non abbia nulla di astratto, è molto concreto. É una città che si è mescolata a culti pagani, legata al denaro, nella quale si pratica anche la prostituzione sacra. É un po' la nostra realtà, facciamo un parallelo: l'arrivismo, il successo, il denaro, la morale sessuale libera, il concetto di fedeltà molto labile; è una comunità che assomiglia alla nostra.

"Aspirate ai carismi più alti... ma io vi mostro una via migliore". La prima cosa che sta dicendo è che questa via non è un carisma: la carità non è un carisma, è sopra ai carismi e non è contrapposta ad essi perché non è sullo stesso piano. Ricordiamoci il cap. 14 di Giovanni, Gesù dice : "Io sono la via". Questa via non è un mezzo, non è una tecnica, è invece Qualcuno dentro il quale entrare per vivere.

Per dire amore Paolo usa sempre il termine agàpe.

Agàpe non è eros che è l'amore erotico fra la coppia, non è nemmeno philìa che è l'amore di amicizia, e non è nemmeno sterghein, l'amore dei genitori per i figli. Agape è un termine che non era usato nella letteratura greca ed è un termine tipico del N.T. perché indica questo Amore "fuori", e con questo termine tecnico indichiamo l'Amore di Dio al quale tutti gli altri amori fanno riferimento. Ogni volta che sentiamo carità tradurremo con Agape. In tutte le lettere Paolo ha parlato della carità. Nella lettera ai Romani cap. 12, vv. 9 dice "La carità non abbia finzioni, fuggite il male con orrore, attaccatevi al bene, amatevi gli uni gli altri ". Descrive questo Amore generativo, perché parte da Dio, comandato da Gesù ai discepoli dicendo "non è sufficiente fare delle cose, se tu non sei talmente unito a Dio che tutto il resto sfuma".

"Se anche parlo le lingue degli uomini e degli angeli",cioè so comunicare con tutti "ma non ho agape, sono come un gong che fa rumore", produco suono, ma non musica, faccio solo baccano, e il termine baccano deriva da baccanale che sono riti pagani. Precisa infatti come "un cembalo - che era lo strumento tipico dei culti pagani -che tintinna", faccio rumore e non comunico, sono come un pagano che non crede a Gesù.

"Se anche avessi il dono della profezia e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza... ma non avessi agape, non sono niente". Non dice valgo poco, ma "non  sono niente!", cioè il totale annientamento dell'essere: non esisto. L'amore (agape) è la misura del nostro essere. O sei nell'agape o non esisti.

Poi Paolo prosegue e arriva a parlare dell'espressione massima di un credente: "E se anche distribuissi tutte le mie sostanze e addirittura dessi il mio corpo per essere bruciato, ma non avessi amore, non mi serve a nulla". Letteralmente "non traggo nessun vantaggio". Non c'è più niente senza agape. Questa è la prima parte della lettera che è questa sorta di comparazione, il superlativo dell'agape, rispetto ad altre cose. Paolo ha presentato dei carismi che non sono nulla rispetto all'Amore. Nella parte centrale vi è questo elogio che in realtà descrive le operazioni della carità, Essa non è una cosa astratta, non è una teoria, non è una speculazione sull'Amore. Platone nel Simposio, fa un elogio dell'amore, dell'eros, e dice che l'eros è un amore acquisitivo, cioè che cresce con la grandezza dell'oggetto amato (tanto più l'oggetto amato è pregevole e cresce, tanto più l'amore cresce ) Nell'agape non è così: non è dato da ciò che si ama, sussiste, quindi non muta col mutare dell'oggetto amato, non dipende da ciò che ama. Amore che non cambia anche là dove trova cambiamento. Se osserviamo questa parte centrale, vediamo che è molto più di un elogio perché vediamo che agape è il soggetto, non è qualcosa, ma Qualcuno in atto, non è messo in atto da qualcosa. É lì stabile e lo descrive: "L'Amore è paziente" letteralmente dal verbo macrothimein: avere un'anima larga, grande, che fa spazio. L'Amore è un cuore grande, benigno, benevolo, vuole il bene dell'altro. "L'Amore non è invidioso". L'Amore non è un pallone gonfiato che ha bisogno di farsi vedere per quanto è bravo, non manca di rispetto, letteralmente "non compie azioni vergognose". Per andare ancora più in là è delicato. Per capire bene potremo vedere quello che Paolo dice rispetto ad un grosso problema che vivevano i cristiani del tempo, che era la questione degli idolotiti.

«Non cerca il suo interesse», a Corinto erano tutti mercanti e l'imbroglio era all'ordine del giorno. Ritornano gli echi di Gesù: «Non potete servire Dio e il denaro».

«Non si adira, non si esaspera, non è suscettibile»; l'agape ti permette di avere un controllo sulla tua aggressività, questo non significa che tu non provi rabbia verso qualcosa, ma non esplodi. L'Amore può aiutarci a gestire la nostra parte troppo aggressiva. «Non tiene conto del male ricevuto», e qui il verbo è loghizetai, cioè annotare punto per punto, tipico del commerciante, è segnare tutte le note spese: «Mi hai fatto questo, m'hai fatto quest'altro, me la lego al dito, io non dimentico, ecc». L'Amore non fa la nota spese del fratello.

«Non gode dell'ingiustizia, ma si compiace della verità». In greco "non gode" è detto con kaireo che vuol dire gioire e "si compiace" è detto con sun-kaireo che significa gioire-con. Potremmo tradurre così: «Non gioisce dell'ingiustizia, ma gioisce insieme agli altri della verità». Giustizia e verità non sono termini giuridici, non si sta parlando di un giudizio di un tribunale. É così che dobbiamo sentire: l'altro è parte di me, io sono parte dell'altro e tutti insieme siamo un unico corpo che è la Chiesa.

Poi Paolo arriva alla sintesi finale che è sconvolgente: «Tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta», che vuol dire davvero tutto, è come un allargamento totale dell'orizzonte che dice: "Questo Amore non ha confini". Paolo lo descrive in atto: come lo percepiamo noi e come deve essere per noi. Tutto crede, tutto spera nei confronti degli altri. Dà fiducia: significa dare sempre nuove chance. Io spero che tu possa cambiare. Noi cristiani sappiamo dare una chance di cambiamento a chi fa il male? Finché continueremo a vedere una persona che è un poco di buono come un poco di buono, questa persona ce la farà a cambiare? "Tutto spera" è la radicale fiducia che permette l'apertura totale del cuore e che crede alla possibilità del cambiamento, che è quello che Dio fa con noi. Dio è l'Unico che non ci vede da quello che siamo, ma da quello che possiamo diventare. Rispetto all'agape tutto vale niente perché solo l'Amore tutto copre, tutto crede, tutto spera,tutto sopporta.

Finita la parte centrale, si riapre la terza parte con questo priamel, questo confronto superlativo della carità con i carismi. Allora ripete: «La carità non avrà mai fine».

La nostra conoscenza è parziale, limitata, perché solo l'Amore è perfezione, e imperfetta la nostra profezia, ma quando verrà ciò che è perfetto, totale, tutto l'imperfetto sparirà. È importante tenere presente che la perfezione sta nell'Amore.

Poi Paolo fa un esempio, e dice a questa giovane comunità: "Siete legati alle esperienze estatiche, ai sentimentucci, amate il latte spirituale e dovete arrivare a desiderare il cibo solido. Non le consolazioni di Dio, ma il Dio delle consolazioni...".

Una volta divenuti adulti bisogna abbandonare la visione infantile perché questo atteggiamento è come vedere Dio in uno specchio. Corinto era la città dove si fabbricavano gli specchi,Non i carismi, non i doni, non l'emozioni, ma l'agape, preludio dell'Amore, questo vivere con Dio faccia a faccia.

La fede non rimarrà perché alla fede succede la visione, non occorre più credere: si vede. La fede presuppone il non vedere. La speranza non servirà più perché avremo raggiunto ciò che speriamo (cfr Rom 8,27), ma l'Amore è il più grande e rimane perché quando arriveremo nel regno totale dell'Amore non potremo fare altro che amare. Paolo non presenta un menu fisso dell'Amore, dice prima di tutto che non è il carismatico ad anticipare il regno di Dio. L'Amore non è legato ad una particolare situazione, o ad un modo di essere e di vivere. Non è legato ad una particolare vocazione. Non c'è nessun ambito della vita, dell'esistenza, della scienza che non possa essere vissuto con, in e grazie ad Agape. L'amore è legato all'essere dentro Qualcuno, in ogni situazione.

 

 

Canto Sull'amore

Canto di invocazione allo Spirito Santo

Preghiera prima della lectio

Signore,

ti ringraziamo perché ci hai riuniti alla tua presenza per farci ascoltare la tua Parola:

fa' tacere in noi ogni altra voce che non sia la tua;

e perché non troviamo condanna nella tua Parola letta ma non accolta,

meditata ma non amata, pregata ma non custodita, contemplata ma non realizzata,

manda il tuo Spirito Santo

ad aprire le nostre menti e a guarire i nostri cuori

e sarà il rinnovamento dell'alleanza con Te Dio benedetto nei secoli dei secoli.

Amen.

 

 

Dalla Prima Lettera ai Corinzi di San Paolo, apostolo                        1 Cor 12,31-13,13

 

31Desiderate invece intensamente i carismi più grandi. E allora, vi mostro la via più sublime.

1 Se parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi la carità, sarei come bronzo che rimbomba o come cimbalo che strepita.

2E se avessi il dono della profezia, se conoscessi tutti i misteri e avessi tutta la conoscenza, se possedessi tanta fede da trasportare le montagne, ma non avessi la carità, non sarei nulla.

3 E se anche dessi in cibo tutti i miei beni e consegnassi il mio corpo per averne vanto, ma non avessi la carità, a nulla mi servirebbe.

4 La carità è magnanima, benevola è la carità; non è invidiosa, non si vanta, non si gonfia d'orgoglio, 5non manca di rispetto, non cerca il proprio interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, 6non gode dell'ingiustizia ma si rallegra della verità. 7Tutto scusa, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta.

8 La carità non avrà mai fine. Le profezie scompariranno, il dono delle lingue cesserà e la conoscenza svanirà. 9Infatti, in modo imperfetto noi conosciamo e in modo imperfetto profetizziamo. 10Ma quando verrà ciò che è perfetto, quello che è imperfetto scomparirà. 11Quand'ero bambino, parlavo da bambino, pensavo da bambino, ragionavo da bambino. Divenuto uomo, ho eliminato ciò che è da bambino.

12Adesso noi vediamo in modo confuso, come in uno specchio; allora invece vedremo faccia a faccia. Adesso conosco in modo imperfetto, ma allora conoscerò perfettamente, come anch'io sono conosciuto. 13 Ora dunque rimangono queste tre cose: la fede, la speranza e la carità. Ma la più grande di tutte è la carità!

Riferimenti biblici per la lectio

 

Elogio della Sapienza                        Sap 7,22ss

Io sono la via, la verità e la vita         Gv 14,10

Il frutto dello Spirito è amore... Gal 5,22

Mistero di Dio rivelato in Gesù 1 Cor 2,7ss; Rom 11,25ss

Fede che trasporta le montagne        Mc 11,23

Carità non abbia finzioni                   Rom 12,9-21

...per amarvi sinceramente come fratelli 1Pt 1,22ss

Sarebbe un nulla Sap 9,6

Dio è amore    1Gv 4,7-21

Alla fede succede la visione               2Cor 5,7

Alla speranza succede il bene raggiunto Rom 8,27

Siate perfetti come è perfetto il Padre vostro Mt 5,48

Siate misericordiosi come ... Lc 6,36

Vi do un comandamento nuovo: amatevi      Gv13,34-35

Questo è il mio comandamento                     Gv 15,12ss

Dall'amore dipendono la legge e i profeti     Mt 22,40

Ascolta Israele: amerai...                              Dt 6,5

Pieno compimento della legge è l'amore      Rom 13,10

Traccia per la meditazione personale

 

 

Cosa dice la Parola

Ciascuno rilegge il testo per conto proprio e cerca il punto che lo ha colpito di più.

Ci si può servire delle citazioni per approfondire un concetto e penetrarlo nel proprio cuore.

 

Cosa dice la Parola a me

Rispetto al versetto o al concetto che mi ha colpito di più, cerco di confrontare la mia vita con questa Parola.

  • Mi sembra di aver percepito il mistero di Dio-Amore? Quando? In che occasione?
  • Quali sono i brani della Scrittura che più mi aiutano ad entrare in questa dimensione dell'amore di Dio?
  • In quali occasioni ho sentito l'amore di Dio per me?
  • In che cosa l'amore di Dio mi educa ad amare?
  • Quali aspetti dell'amore di Dio sento presenti nella mia vita? Quali poco presenti o assenti? Perché?

 

Cosa diciamo noi alla Parola

*                    Provo a pregare la Parola, per presentare a Dio la mia disponibilità.

*                    Cerco un versetto sul quale ritornare nei prossimi giorni.

 

Gesto: ognuno compie un gesto di pace.

Padre nostro

 


Ultimo aggiornamento Giovedì 27 Maggio 2010 19:25  

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