Parrocchia di Salzano

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Primo Incontro 18 Gennaio 2010

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Sessualità e comunicazione

Appunti per i fidanzati in preparazione al matrimonio

Dott.ssa Tamara Tonet

Salzano, Lunedì 18 gennaio 2010

1) Definiamo la sessualità:

Sessualità non è solo parlare di sesso, essa si esprime in molte dimensioni di diversa natura, della nostra personalità e identità:

  • Dimensione corporea/biologica/riproduttiva
  • Dimensione socio/culturale
  • Dimensione psicologica, emotiva e affettiva
  • Dimensione relazionale
  • Dimensione valoriale
  • Dimensione ludica

Dimensione corporea: ognuno di noi ha un corpo con attributi maschili o femminili, apparteniamo ad un SESSO .....

La dimensione fisica della sessualità fa riferimento al proprio sesso, cioè al proprio genere sessuale determinato dal nascere con organi riproduttivi maschili o femminili. Il sesso riguarda quindi la radicale distinzione dell'uomo dalla donna, in quanto appartenenti a sessi diversi. Il nostro appartenere a generi diversi non riguarda solo gli organi genitali e la loro conformazione, ma anche alle caratteristiche genitali "secondarie", che dal punto di vista fisico distinguono il maschio dalla femmina e viceversa: la corporatura, la voce, la muscolatura, la peluria, l'adiposità...

Dimensione culturale: riguarda l'assunzione dei ruoli sessuali maschili. o femminili, e di come si creano. Alla nascita i bambini vengono biologicamente classificati maschi o femmine. Crescendo ricevono una serie di messaggi che li guidano nell'acquisizione della loro identità di genere, dal modo di vestire, al taglio di capelli, al modo di comportarsi, di parlare ecc. che vengono considerati socialmente adeguati. Tali acquisizioni vengono, in seguito, rinforzate dagli ambienti che i bambini frequentano e diventano pregiudizi, stereotipi e ruoli sessuali.

Dimensione psicologica: ciascuno di noi, integra le proprie esperienze di vita con il proprio carattere, le proprie inclinazioni e opinioni. Anche il nostro modo di pensare è completamente diverso, anche sulla base della nostra identità di genere (si dice spesso che gli uomini e le donne vengono da pianeti diversi!). E' per questo che spesso non ci si capisce, uomini e donne entrano in conflitto proprio perché diversi, ma questa diversità è anche ciò che ci attrae. La dimensione psicologica della sessualità fa riferimento alle caratteristiche non fisiche che distinguono l'uomo dalla donna: diversi modi di pensare, agire, comunicare... appartenere al genere maschile non equivale ad essere uomo e appartenere al genere femminile non equivale ad essere donna. Questo aspetto della sessualità è molto influenzato dall'immagine che gli altri vogliono trasmettere dell'essere uomo e donna, pensiamo solo alla pubblicità (che cerca di livellare le differenze sessuali con donne sempre più mascoline e uomini sempre più effeminati).

Dimensione relazionale: ogni persona non è autosufficiente, non basta a se stessa, abbiamo senso solo nell'incontro con gli altri, con il mondo, con un'altra/o di speciale per noi......

Per questo la sessualità è una forma umana della comunicazione, cioè una delle forme con cui l'essere umano, uomo o donna, si rapporta l'uno all'altra e insieme al mondo.

Dimensione valoriale: ognuno di noi cerca di dare "senso" alle proprie scelte e ai propri comportamenti. Anche le scelte in campo sessuale sono determinate dei nostri valori, dalla presenza di determinati principi che guidano e orientano il nostro agire.

Dimensione ludica: sessualità come gioco con il proprio corpo e con quello degli altri. Gioco come comunicazione di chi sono e ascolto di desideri che i ciascuno di noi sviluppa con l'esperienza. La ricerca del piacere e lo scambio reciproco ci accompagna per tutta la vita acquisendo valori e significati specifici all'interno della relazione di coppia attraverso le diverse fasi di crescita.

La sessualità è quindi una dimensione GLOBALE di ogni persona, essa si esprime attraverso tutti i nostri comportamenti, gesti, parole. La sessualità è quindi COMUNICAZIONE di una persona (maschio o femmina) con altre persone (maschi o femmine).

La sessualità assume un significato soggettivo derivante dalla propria storia personale di apprendimento, dalle esperienze e influenze provenienti dalla cultura in cui si vive.

La sessualità è quindi un elemento costitutivo della persona: è una dimensione globale dell'identità di ciascuno di noi. Nessuno può rinunciare alla propria sessualità. Casomai, alcune persone possono non vivere certe dimensioni della sessualità (ad esempio una coppia sterile non vive la dimensione procreativa della sessualità, un single  o un religioso non vive la dimensione relazionale della sessualità come comunicazione specifica della coppia, ma la vive nei sui rapporti con le persone in generale...).

La sessualità è soprattutto comunicazione: comunicazione su chi siamo (maschi o femmine), come vogliamo diventare (uomini o donne), a chi vogliamo bene, come gli vogliamo bene...

Tutti noi, uomini e donne, ci esprimiamo e ci relazioniamo in modo sessuato perché non possiamo prescindere dalla nostra appartenenza di genere (gestualità, mimica, abbigliamento, sensazioni e reazioni emotive... dicono agli altri chi noi siamo) ma questo non significa che tutte le nostre relazioni siano sessuali, coinvolgano cioè la genitalità del corpo sessuato. L'intimità sessuale, vissuta anche attraverso il rapporto sessuale/genitale, coinvolge la dimensione fisica, ma contemporaneamente la trascende, con connessioni con tutte le altre dimensioni della sessualità.

Essere uomo e essere donna costituiscono due differenti modalità di essere e di rapportarsi col mondo, ma anche due modalità molto simili, ugualmente originali, proprie solo dell'essere umano: questa uguaglianza e differenza uomo-donna pone i due esseri in condizione di attrazione reciproca.

Nella coppia e per la coppia, l'intimità sessuale rappresenta un particolare modo di esprimere la propria sessualità attraverso la genitalità. È un particolare tipo di linguaggio, attraverso il quale un uomo e una donna dovrebbero dirsi l'un l'altro "Io mi dono completamente a te", quindi non un dono di organi (genitali), ma il dono reciproco e totale di due persone, con tutte le dimensione prima descritte.

Infatti è proprio il corpo che permette di entrare in relazione con gli altri e di manifestare la concretezza dell'amore; è attraverso il corpo che si scopre e si acquista la propria identità. Ogni azione compiuta con il corpo coinvolge, più o meno intensamente, tutta la persona, per questo il rapporto sessuale, che interessa così profondamente il corpo, non può mai essere ridotto a semplice funzione di alcuni organi, ma viene ad impegnare sempre in qualche maniera tutta la persona.

Per cercare di evitare la strumentalizzazione dell'altro, i gesti della genitalità dovrebbero rappresentare il culmine di una comunione già raggiunta sugli altri piani della vita. Infatti, il linguaggio genitale non può essere l'unico modo di comunicarsi l'amore reciproco, altrimenti quando, per motivi diversi, questo viene meno, si rischia di far saltare tutto il rapporto di coppia.

 

2) La sessualità come comunicazione:

Non siamo qui per costruire il manuale degli "amanti perfetti", ma per riflettere sulle modalità che la coppia ha per comunicarsi reciprocamente affetto, amore, accoglienza, ma a volte anche fatica, preoccupazione, litigio. La sessualità infatti abbiamo detto che è comunicazione, quindi attraverso l'intimità sessuale i coniugi comunicano, e a volte ci si capisce meglio attraverso un gesto che una parola, ad esempio se marito e moglie hanno appena avuto una discussione e lei se ne va a letto arrabbiata, se lui si avvicina per chiedere una coccola e lei gli gira le spalle senza dire una parola, al marito arriverà in modo molto chiaro la comunicazione di "rifiuto", chiusura, anche se non è stata utilizzata neanche una parola. Allo stesso modo, se l'intimità sessuale avviene nella semplicità e nella "verità", essa è comunicazione fortissima di accoglienza, dialogo, piacevolezza e dono reciproco.

L'intimità sessuale non è solo un esercizio fisico o un istinto, non si fa l'amore solo con il corpo, ma è una esperienza globale, totale di relazione tra due persone con tutte le dimensioni già esplicitate: è un intreccio di corpi, una fusione di personalità diverse, una comunicazione di coppia, un progetto di vita comune, la possibilità di generare un figlio, un gioco... TUTTO INSIEME! Possiamo anche vivere solo la parte fisica del rapporto sessuale, ma ci perdiamo il "gusto", il "piacere" di tutto il resto... è come se invitati ad una festa, arrivassimo solo per l'ultimo ballo... certo ci divertiremmo lo stesso, ma se fossimo arrivati puntuali...

Se come abbiamo già detto, la sessualità riguarda tutto il nostro essere "PERSONE", allora essa è parte integrante di tutta la nostra vita, e nella coppia copre tutte le modalità di comunicazione di affetto e accoglienza reciproca che i coniugi si scambiano; dalla manifestazione pubblica del tenersi per mano, alla riservatezza del rapporto sessuale.

L'intimità e la relazione sessuale crescono con la coppia e attraversano le stesse fasi di crisi o di euforia dei coniugi. È quindi importante "esercitarsi" nel riconoscere quale momento evolutivo si sta vivendo in coppia, in modo da dare significato anche all'intimità sessuale.

L'amore rimane... ma cambia il suo modo di esprimerlo, è allora importante che la coppia sappia dialogare su questi cambiamenti e trovare nuovi equilibri e nuovi linguaggi. Ad esempio se una coppia si comunica affetto solo con i rapporti sessuali, se per qualche motivo questi non fossero possibili (malattie, lontananze per lavoro, nascita di un figlio...), cosa accadrebbe a questa coppia? Avrebbe ancora senso stare insieme? O dovrebbe trovare altri canali di comunicazione del proprio affetto?

Ci sono modi diversi di essere intimi: rimanendo entrambi in silenzio, dialogando, svolgendo un'attività insieme. Spesso le donne considerano la conversazione come un modo di essere intimi, mentre gli uomini esprimono la loro intimità attraverso una modalità più di tipo fisico o il rapporto sessuale, questo è un altro esempio di come uomo e donna utilizzino due linguaggi diversi per esprimere lo stesso contenuto. È fondamentale che il marito conosca e impari ad apprezzare il linguaggio della moglie e viceversa, è questo che crea intimità e costruisce la complicità e la piacevolezza dello scambio sessuale.

 

3) Dialogare e litigare... due modi per costruire una "sana" relazione di coppia

NON E' CHE UNA COPPIA NON FUNZIONA PERCHE' NON COMUNICA, MA UNA COPPIA NON COMUNICA PERCHE' NON FUNZIONA.

La comunicazione è la linfa vitale di tutti i rapporti.

Nell'esistenza umana la comunicazione è essenziale a diversi livelli e per un'ampia serie di motivazioni. Innanzitutto risponde a bisogni di tipo fisico: è così importante che la sua presenza o assenza tra le persone può incidere anche sulla salute. Inoltre la comunicazione è il solo modo mediante il quale impariamo chi siamo: il nostro senso di identità si basa su come interagiamo e sui messaggi e le definizioni che, fin dall'infanzia, gli altri significativi ci inviano.

Con la comunicazione possiamo soddisfare anche dei bisogni sociali, quali il senso di appartenenza e di coinvolgimento con altri, il desiderio di controllo e di influenza sulle persone, il dare e ricevere affetto (senso di affiliazione).

Infine non si può sottovalutare il bisogno di tipo pratico o strumentale: chiedere un'informazione, parlare con il medico, dare dei consigli, ottenere qualcosa.

 

La comunicazione (il dialogo) nella coppia.

La comunicazione è molto più del parlare uno con l'altro. Richiede anche attenzione, capacità di essere presenti, aperti all'altro, pronti a dare sostegno, a confrontarsi, a scambiare informazioni, a condividere emozioni, facendo le cose insieme e rischiando le nostre speranze e le nostre attese.

In tutto questo usiamo le parole, ma comunichiamo anche in altri modi. Trasmettiamo messaggi con il tono della nostra voce, con lo sguardo degli occhi, con il modo di stare in piedi o seduti oppure gesticolando con le mani. In realtà diciamo qualcosa anche quando non diciamo nulla. È impossibile non comunicare. Esistono due canali attraverso i quali si realizza la comunicazione tra gli esseri umani: un canale è detto "analogico", nel senso che trasmette i messaggi non in modo diretto ma per segnali, per analogie appunto. È la comunicazione per gesti, per ammiccamenti, per suggestioni emotive. Un secondo canale è detto verbale, in quanto utilizza la parola, che è il mezzo di comunicazione più caratteristicamente umano, più apparentemente esatto, più decisamente esplicito.

Quando le persone sono in dialogo, utilizzano entrambi i canali, nel senso che possono arricchire, completare o rendere ambigui i messaggi espressi dai gesti, oppure possono utilizzare i gesti anziché le parole.

Spesso i primi tempi di una coppia sono contrassegnati da interminabili chiacchierate, nelle quali però chi parla è più interessato a chiarire se stesso, usando l'altro come uno specchio in un atteggiamento fondamentalmente narcisistico, e meno a scoprirsi di fronte all'altro e a conoscere le sue più profonde verità.

Tutto questo poi spesso si realizza in una solitudine a due, che crea l'abitudine ad una specie di bisbiglio intimistico-sentimentale, molto gratificante al momento, ma del tutto ininfluente rispetto alla necessità di confrontarsi sulle questioni serie della vita, sulle quali l'accordo viene dato per scontato forse perché si teme di scoprirne l'inesistenza. In questo modo la coppia crede di dialogare, ma di fatto non dialoga, semplicemente parla o gesticola, e spesso i due canali di comunicazione si contraddicono tra loro: la voce ad esempio può dire "ti amo" e i gesti possono voler significare solo desiderio o bisogno. E si può arrivare fino al matrimonio senza aver chiarito nulla o troppo poco.

REGOLE per comunicare bene...

1) Quando parliamo con gli altri, quando ci rapportiamo con gli altri USARE L'IO, NON IL TU. Usare espressioni del tipo: "Io mi sento scontento quando..., io mi sento a disagio quando..., io non sono d'accordo..."; sono modi di esprimersi che non accusano l'altro. Io parlo di me, quindi dico una cosa vera, l'altro non mi può contestare, non può mettere in discussione il mio stato d'animo, non mi può smentire...

Invece quando uso il TU l'altro si sente attaccato, inizia a scusarsi, a difendersi e comincia la ripicca...

2) Quando dobbiamo fare critiche, mai in pubblico, solo in privato. Non fare mai osservazioni davanti agli altri (nemmeno davanti ai figli). L'altro si sente umiliato e questo scatena l'aggressività. Mai rispondere ad una critica con un'altra critica. Capire lo stato d'animo dell'altro.

3) Non generalizzare, fare una critica alla volta, rimanendo circoscritti al discorso, non andare a tirare in campo episodi successi prima! La generalizzazione è quel meccanismo per cui un comportamento viene esteso e si dà un giudizio. Ad esempio: uno dei due arriva in ritardo e gli si dice: "Sei un ritardatario!", uno non trova la cravatta e gli si dice: "Sei un disordinato!"... "Non sei capace di fare una cosa" = "Sei un incapace!"...

4) Eliminare il verbo ESSERE. "SEI" = giudizio, da un fatto singolo, generalizzo e classifico l'altro/a. Quando ciò succede, io mi ribello, l'altro non ha diritto di dirmi chi sono, la vivo come una violenza... Tra due persone che si vogliono bene, ci si capisce e non ci si giudica. Se c'è il giudizio, allora non ci si vuole bene! Dire che non mi sento capito è diverso da dire che tu non mi capisci! E' importante esprimere le proprie emozioni, il proprio stato d'animo!

5) Saper perdonare! Perdonare non significa dimenticare. Tecnicamente è dimostrato che umanamente è impossibile dimenticare, tant'è vero che poi quando si litiga si va a tirar fuori quello che si aveva perdonato. Perdono vuol dire cercare di capire le motivazioni che hanno portato l'altro a comportarsi in quel determinato modo. Perdonare non vuol dire dimenticare, vuol dire mettersi nella pelle dell'altro. "Mettersi nei panni dell'altro/a" = al suo posto, nella sua stessa situazione, con la sua stessa mentalità, con il suo stesso carattere...cosa avrei fatto io? Sono sicuro/a che non mi sarei comportato così? Quando l'altro/a fa qualcosa, cercare di capire perché ci ha fatto uno sgarbo, perché ce l'ha con me... Questo permette di superare la situazione. Questo è il vero perdono: capire i motivi!

6) Nella comunicazione, non aspettarsi comportamenti dall'altro, non avere attese eccessive dall'altro, ricordarsi che nessuno ha mai cambiato nessuno! Si ha spesso l'impressione che l'altro abbia delle idee su di me e che si aspetti qualcosa da me, ma questo equivale a sentirsi manipolati!

7) Usare un tono giusto, non alzare la voce! La comunicazione avviene tra persone simmetriche, cioè poste sullo stesso piano. Alzare la voce equivale al tentativo di prevaricare l'altro. Non interrompere. Non cambiare discorso.

8) Saper ascoltare. Cosa vuol dire ascoltare? Vuol dire mettere da parte i propri problemi personali, dare risposte all'altro. E' più difficile ascoltare che parlare. Saper ascoltare è un'arte! Per ascoltare, bisogna che dimentichiamo tutte le nostre preoccupazioni e ci concentriamo sull'altro, empatia. Se non siamo in grado di farlo nel momento in cui ci viene chiesto, dirlo con sincerità. Piuttosto che ascoltare male, dire che non è il momento.

9) Validare le emozioni dell'altro/a. Significa non sminuire quello che l'altro ci dice. Qualsiasi cosa ci dica, all'inizio sempre dargli o darle ragione. Poi interveniamo per tirare su, incoraggiare, discutere sulle opinioni differenti, ma per prima cosa accogliere quello che l'altro/a porta.

10) Non fare la lettura del pensiero dell'altro ⇒ "So già quello che mi vuoi dire", questo smonta qualsiasi persona!!! Si toglie il piacere all'altro di comunicare. Spesso quando uno ci parla, non ci parla tanto per dirci qualcosa, ma per il bisogno di mettersi in relazione. Abbiamo bisogno di relazione, più che di parlare.

 

 

Il conflitto come comunicazione

Spesso si confonde il conflitto con la guerra e la violenza. In realtà il conflitto fa parte della nostra vita, non è eliminabile, è una condizione naturale delle relazioni interpersonali e nasce dall'incontro/scontro tra differenze.

Il conflitto non è quindi né positivo né negativo: è un evento naturale che si ripete ciclicamente nella vita delle persone e in tutti i tipi di relazione. L'evento conflittuale assume una valenza positiva o negativa a seconda del mondo in cui viene affrontato e delle sue conseguenze.

Il conflitto può essere un momento fisiologico di cambiamento in una fase del ciclo vitale di una famiglia, oppure un momento di crisi in una relazione di coppia che prelude ad una crescita della relazione stessa. Il conflitto può diventare uno strumento utile a mobilitare importanti risorse emotive ed affettive personali necessarie al riequilibro ed al miglioramento delle relazioni di coppia e familiari.

Imparare a gestire il conflitto, ad attraversarlo ma soprattutto a "starci dentro" è una delle competenze essenziali delle persone che vogliono vivere in un mondo complesso. I litigi, infatti, rappresentano a volte solamente uno dei modi attraverso i quali le persone possono entrare in relazione tra di loro, sono quindi comportamenti come tanti altri e, in quanto tali, veicolo di comunicazioni all'interno di una relazione tra persone. Litigare può anche essere un momento importante e produttivo poiché consente di esprimere e rendere "evidenti" messaggi che non si era ancora riusciti a comunicare diversamente. Solitamente tali messaggi riferiscono alle nostre emozioni e ai nostri sentimenti, e allora il conflitto può divenire occasione di confronto e di crescita per le persone coinvolte.

I litigi costruttivi sono quelli che ci permettono di chiarire i nostri punti di vista, la nostra posizione in una relazione e che producono un cambiamento utile ed una evoluzione nei rapporti interpersonali. Essi possono sostituire una serie infinita di silenzi messi in atti nell'inutile convinzione che una pseudo-armonia, un assecondare per evitare confronti, sia da preferire un "sano" litigio. Possono essere la fase preliminare per una successiva riflessione sulle regole ammesse in quella particolare relazione e una regolazione dei rispettivi comportamenti fondata su chiare ed esplicite richieste.

In linea di massima, ad ogni litigio di questo genere, il consenso, la progettualità si consolidano e addirittura possono raggiungere più alti livelli di consapevolezza.

I litigi distruttivi sono invece quelli che si ripetono costantemente, con una temporalità esasperante, sempre nelle stesse forme, senza nessun scopo se non quello di aggredire e distruggere l'altro.

Ciascuno dei configgenti diventa abile nella ricerca di "armi" sempre più sofisticate per condurre una guerra offensiva che riduca l'altro alla passività e all'impotenza. L'accanimento rabbioso verso la "vittoria" impedisce di riconoscere le inutili e drammatiche perdite, di capire che nei conflitti interpersonali è difficile individuare un vincitore e un vinto: si è entrambi perdenti!

 

CONSIGLI PER "LITIGARE BENE":

1- Riconoscere il conflitto e non coprirlo o temerlo.

2- Dargli un nome e chiarirne i confini (Su cosa stiamo confliggendo? Su di un contenuto specifico o sulla nostra relazione?).

3- Ascoltare e rispettare i punti di vista di ciascuno.

4- Individuare le differenze e le convergenze.

5- Ipotizzare tutti gli scenari possibili.

6- Individuare la risoluzione in cui entrambi si sentano riconosciuti e sufficientemente "soddisfatti".

7- Riconoscere e "scusarsi" di essere stati reciprocamente "rigidi".

8- Accogliere le "scuse". Perdonarsi e perdonare l'altro/a.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ultimo aggiornamento Sabato 30 Gennaio 2010 11:36  

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